La fonte tecnica descrive un metodo utilizzato in India per ottenere pelle di tipo chamois da pelli caprine, combinando una concia ad aldeidi con una successiva concia a olio. L’articolo presenta la sequenza come documentazione storica di conceria.

Preparazione delle pelli caprine
Si selezionavano pelli caprine salate di taglia media o grande, comprese quelle con difetti del fiore. Il rinverdimento reidratava e lavava le pelli. Seguivano depilazione dal lato carne, calcinazione e scarnatura. La spaccatura poteva essere effettuata dopo la calcinazione; in alternativa lo spessore veniva regolato più avanti mediante rasatura. Dopo la decalcinazione in bottale, controllata con fenolftaleina, si rimuovevano i residui superficiali.
Concia ad aldeidi e concia a olio
La prima concia impiegava formaldeide e carbonato di sodio, aggiunti in più riprese nel bottale. Dopo il drenaggio e la pressatura, le pelli che non erano state spaccate venivano rasate sul fiore e sul lato carne. Per la seconda concia, il testo descrive un’emulsione a base di olio di pesce, carbonato di sodio, gesso e acqua, introdotta in due riprese nel bottale.
Le pelli venivano appese per consentire all’olio assorbito di ossidarsi. La fonte indica una tonalità giallo dorata uniforme come riferimento visivo. I successivi lavaggi con carbonato di sodio e detergente eliminavano l’olio non combinato. Dopo il risciacquo, le pelli erano drenate, asciugate, ammorbidite e rifilate. Entrambe le superfici venivano infine smerigliate con carta a grana 280.

Il ruolo dell’ossidazione
La fonte sottolinea che gli oli ricchi di doppi legami si ossidano più facilmente. L’esposizione all’aria e il controllo dell’umidità e della temperatura sono parte del processo descritto. La fonte segnala anche che durante l’ossidazione possono liberarsi acroleina e altre aldeidi. Gli oli marini e i loro acidi grassi possono contribuire alla concia, mentre la glicerina liberata durante il processo non ha la stessa funzione.
Un’alternativa storica alla concia a olio
Durante la Seconda guerra mondiale, in Germania si sperimentò un metodo basato su cloruri di solfonile ottenuti da idrocarburi saturi. BASF commercializzò il prodotto con il nome Immergan, secondo la fonte. Il testo descrive pellami bianchi, resistenti e con buona solidità alla luce e al lavaggio. Lo schema illustra la reazione con il collagene e la formazione di acido cloridrico, che il processo neutralizzava con carbonato di sodio.


Fonte: K. T. Sarkar, Theory and Practice of Leather Manufacture, C.L.S. Press, Madras, 1991. La traduzione persiana è attribuita a Ebadollah Yousefzadeh, docente di tecnologia conciaria.
Per approfondire, consulta il glossario della concia e dei pellami e l’articolo sui metodi di concia della pelle di storione.