Il mondo della pelle cambia: materiali e mercato

Per molto tempo il settore conciario ha dato per scontato che ci sarebbe stato un mercato per tutte le pelli disponibili. Fino al 2015, l’aumento della capacità delle concerie e la crescita dei consumi alimentavano l’aspettativa che prezzi e domanda continuassero a salire. La possibilità che i produttori sostituissero la pelle con altri materiali riceveva meno attenzione.

Custodia marrone con patta e una carta del mondo stampata

Il dilemma dei marchi di calzature

Con i prezzi della pelle elevati, i marchi dovevano difendere i margini senza trasferire per intero gli aumenti ai clienti. Nel frattempo, le nuove tomaie sintetiche si avvicinavano alla pelle nell’aspetto e i consumatori iniziavano a scegliere calzature più informali. Secondo l’autrice, dal 2017 questi cambiamenti contribuirono alla riduzione della domanda di pelle in alcune applicazioni.

Anche i tempi di produzione e consegna entrarono in gioco. Collezioni più brevi, automazione, consegne rapide e resi semplici premiavano i materiali facili da gestire. La pelle conservava caratteristiche apprezzate da molti clienti, ma aspetto e prezzo potevano pesare più del materiale nella scelta finale. Restava inoltre aperta una domanda: che cosa accade alle pelli provenienti dalla filiera della carne quando non vengono trasformate in prodotti?

Zaino marrone con tasca anteriore e cerniera laterale

Materiali in rotolo e fibre recuperate

I produttori di calzature apprezzano i materiali in rotolo per la regolarità del formato e per la facilità di taglio. Una pelle intera ha contorni irregolari e può presentare segni o variazioni locali. Il confronto riguarda quindi anche la resa in produzione, oltre all’aspetto del prodotto finito.

L’articolo cita Flyleather di Nike e l’uso di Dyneema da parte di ECCO come esempi distinti di combinazione tra pelle o fibre recuperate e materiali di sintesi. Nel caso di Flyleather, Nike dichiarava almeno il 50% di fibre di pelle recuperate. L’autrice osserva che la valorizzazione degli scarti apre una possibilità per le concerie, ma solleva anche domande su come descrivere e confrontare materiali con strutture diverse.

Primo piano di una superficie grigia con motivo a intreccio

Flyleather: che cosa misurano i confronti

Al lancio del 2017 Nike dichiarò che Flyleather aveva un’impronta di carbonio inferiore dell’80% rispetto alla produzione di pelle usata nel confronto. Secondo l’articolo, World Footwear chiese chiarimenti sul calcolo e Nike indicò Oakdene Hollins e PRé Consultants come consulenti. L’autrice richiama il lavoro europeo sulla ripartizione degli impatti fra latte, carne e pelli per spiegare perché il risultato dipenda anche dai confini e dalle regole di attribuzione adottati.

Per la durata, l’articolo cita un test SGS che confrontava la perdita di peso e l’aspetto dei materiali dopo 5.000 cicli di abrasione. Il risultato riguarda la resistenza all’abrasione nelle condizioni della prova. La durata di una scarpa nell’uso quotidiano comprende anche altri fattori, per esempio la flessione, le cuciture e il modo in cui il prodotto viene utilizzato.

Primo piano di pelle marrone con goffratura a motivo coccodrillo

Per approfondire le proprietà e la lavorazione del materiale, consulta la guida alla pelle naturale e il glossario della concia e dei pellami.

Autrice del testo originale: Maryam Samsarha, vice responsabile dell’istituto di ricerca per la chimica e la petrolchimica presso l’ente iraniano di ricerca sugli standard.

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