La carenza di personale qualificato e la scarsa attenzione alla formazione erano tra i principali punti deboli dell’industria iraniana della pelle e delle calzature, secondo Arash Mansouri, responsabile nazionale del comparto. Durante una visita al centro di formazione di un’azienda conciaria a Karaj, spiegò all’agenzia IRNA che per rafforzare il settore occorreva ampliare la collaborazione con università e centri di formazione professionale.
Più collaborazione tra imprese e centri di formazione
Mansouri ricondusse parte delle difficoltà del comparto alla carenza di competenze emersa da indagini sul campo e attività di ricerca. Citò un incontro con operatori di Teheran, Alborz, Khorasan Razavi, Mazandaran, Hamadan e Azerbaigian, dal quale erano emerse indicazioni per avvicinare imprese e centri di formazione.

Tra le altre criticità individuò il marketing e le vendite, per i quali suggerì corsi specialistici. Propose di ripensare la formazione nelle scuole e nei centri tecnici, creare un organismo formativo dedicato alla filiera e aggiornare le norme che complicavano l’attività produttiva.
Secondo Mansouri, aggiornare le competenze tecniche avrebbe aiutato le imprese a introdurre nuovi metodi di produzione, migliorare la qualità dei prodotti destinati ai mercati nazionali ed esteri e creare occupazione. Nel contesto delle sanzioni, attribuì alla collaborazione fra imprese, università e centri professionali un ruolo nel ridurre le dipendenze e sviluppare le esportazioni. Pur riconoscendo i progressi già compiuti, segnalò che la distanza tra mondo accademico e operatori economici restava significativa.
Il ruolo della provincia di Alborz
Secondo i dati citati nel reportage, la provincia di Alborz contava oltre 40 unità produttive attive nella pelle naturale e sintetica e occupava il quarto posto a livello nazionale nel comparto. Parte della produzione era destinata all’esportazione. Tra le altre principali province produttrici figuravano Teheran, Azerbaigian orientale, Khorasan Razavi, Hamadan e Isfahan.
Formare i futuri calzolai a partire dalla scuola
Rasoul Shajari, presidente dell’associazione nazionale delle borse e delle calzature, osservò che le famiglie mandavano sempre meno adolescenti a imparare il mestiere in bottega. Propose quindi di iniziare la formazione nelle scuole e proseguirla all’università. Ricordò inoltre la presenza, in passato, di progettisti e artigiani qualificati nella provincia e il successivo calo delle opportunità di lavoro.
Occupazione, investimenti ed esportazioni
Il direttore della società provinciale delle aree industriali chiese di rafforzare le associazioni di categoria e coinvolgerle nelle scelte produttive. Indicò nella diversificazione dei prodotti destinati all’esportazione una possibile risposta alle oscillazioni valutarie. Secondo la stima citata all’epoca, nei settori pesanti come la petrolchimica e la siderurgia servivano in media 200 milioni di toman di investimento per posto di lavoro, mentre nel calzaturiero l’importo era sensibilmente inferiore.
Per approfondire la filiera, leggi lo studio sulle risorse umane nelle concerie di Tabriz e consulta il glossario della concia e dei pellami.
Fonte delle dichiarazioni nel testo originale: agenzia IRNA.