Industria della pelle in Iran: export e occupazione a Tabriz

La lavorazione della pelle ha una lunga tradizione in Iran. Secondo la ricostruzione dell’articolo originale, già intorno al 1500 a.C. la pelle veniva impiegata per calzature, abiti ed equipaggiamenti. La prima conceria industriale aprì a Hamadan nel 1312 del calendario solare iraniano e la seconda a Tabriz nel 1314, rispettivamente nel 1933–1934 e nel 1935–1936. Tabriz divenne uno dei principali poli iraniani della pelle e della calzatura.

Prodotti finiti, valore aggiunto ed entrate in valuta

L’articolo d’archivio descrive un settore con potenziale di crescita e di occupazione, ma con difficoltà a tenere il passo con l’evoluzione tecnologica e a competere sui mercati esteri, compresi quelli dei Paesi vicini. Il sostegno alle imprese e l’ammodernamento degli impianti erano indicati come priorità.

Borsa e portafoglio decorati con bandiere di diversi Paesi

In un intervento radiofonico citato nell’articolo, un consigliere dell’associazione iraniana delle industrie della pelle sottolineava che l’esportazione di pelli allo stato grezzo o di pelli piclate, dette anche salambour, lasciava all’estero una parte del valore che avrebbe potuto essere generato in Iran. Produrre ed esportare scarpe, borse, giacche e altri articoli finiti avrebbe consentito di trattenere una quota maggiore della lavorazione e dell’occupazione lungo la filiera.

Tabriz: un distretto di produzione, vendita e servizi

Le cifre riportate nell’articolo si riferiscono al periodo della pubblicazione originale. Il comparto locale di borse e calzature comprendeva circa 50 grandi unità industriali. La filiera calzaturiera contava circa 5.500 attività, di cui 4.300 con licenza e 1.200 senza. Tra le attività autorizzate, circa 2.400 si occupavano di produzione, 1.400 di vendita e 500 di servizi.

L’articolo censiva inoltre circa 250 unità di produzione della pelle, oltre il 95% delle quali lavorava pellami pesanti. Oltre al mercato interno, tra le destinazioni citate figuravano Cina, Turchia, Hong Kong, Italia, Spagna, India, Pakistan, Azerbaigian e Armenia.

Operaio al lavoro su una macchina per la produzione di calzature

Nonostante il rallentamento del mercato, il comparto calzaturiero locale contava, secondo le stime dell’epoca, circa 40.000 occupati diretti e 110.000 indiretti, anche nelle attività a monte e a valle. La produzione era stimata tra 70 e 90 milioni di paia l’anno. L’articolo attribuiva inoltre a Tabriz un ruolo particolarmente rilevante nella produzione nazionale di calzature cucite a mano.

Il confronto internazionale

Il testo indicava l’Italia come esempio di sviluppo della filiera e di trasferimento di competenze attraverso investimenti in Cina, India e Pakistan. Citava anche la Turchia per il ruolo delle esportazioni e gli Stati Uniti come mercato acquirente. Per l’Iran, il nodo individuato era la prevalenza di pelli grezze e semilavorate nelle esportazioni, legata anche alla carenza di infrastrutture e attrezzature per le lavorazioni successive.

Per approfondire i temi emersi nel distretto, leggi gli articoli sul finanziamento delle concerie di Tabriz e sulle competenze e le risorse umane nella filiera conciaria.

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